Il Pap test (test di Papanicolaou, dal cognome del suo scopritore), è un esame di screening per la diagnosi precoce di lesioni precancerose o di tumori della cervice uterina, la parte inferiore dell’utero che sporge nella vagina. Di recente viene sostituito dal test per il Papillomavirus (HPV-DNA test), un esame che permette di rilevare tracce di DNA del virus all’origine della stragrande maggioranza dei tumori della cervice. Entrambi gli esami si effettuano prevalentemente in donne sane, senza alcun segno di possibile malattia. L’efficacia di questo tipo di esame è legata alle caratteristiche del carcinoma del collo dell’utero: è un tumore che evolve gradualmente nel tempo, con modificazioni progressive da semplici forme di alterazione delle cellule più superficiali, a forme di displasia grave, alle forme di carcinoma invasivo, cioè che ha superato la mucosa e interessa anche gli strati sottostanti.
Il tumore del collo dell’utero, nelle forme più gravi (invasive), compare generalmente verso i 45-50 anni di età, ma le lesioni precancerose possono formarsi in qualsiasi momento della vita di una donna, a partire dall’inizio dell’attività sessuale. Ecco perché questo esame dovrebbe essere eseguito già in giovane età, dopo il primo rapporto sessuale, e comunque sempre dopo i 25 anni di età, per proseguire con frequenza annuale fino alla menopausa. Dopo la menopausa, pur mantenendo una visita ginecologica all’anno, la frequenza del Pap Test può essere ridotta fino a un intervallo massimo di tre anni tra un esame e l’altro.
Questo approccio ha contribuito significativamente a ridurre la mortalità per tumore della cervice uterina. Oggi l’HPV-DNA test è il metodo preferito, in quanto permette di individuare direttamente la presenza del virus responsabile del tumore.
Occorre anche chiarire che, mentre è vero che i tumori della cervice uterina dipendono nella quasi totalità dei casi dall'infezione virale con HPV, è anche vero che la maggior parte delle infezioni da HPV si risolvono spontaneamente. Anche quando ciò non accade, gran parte delle infezioni non dà necessariamente origine a un cancro. È altrettanto importante sapere che la vaccinazione contro l’infezione da HPV non esonera dall’esecuzione del Pap test. La protezione, infatti, assicura una copertura solo contro i ceppi del virus maggiormente diffusi e che più spesso possono causare un tumore.
Anche chi è stata sottoposta ad asportazione completa dell’utero, se questa è stata causata da un tumore maligno, deve eseguire controlli periodici della parte più alta della vagina così come, in caso di asportazione parziale dell’utero, deve essere eseguito regolarmente. Il test può essere fatto anche durante la gravidanza, fino all’ottavo mese di gestazione: in questo caso, comunque, l’esame sarà più delicato, per evitare sanguinamenti del collo dell’utero.
Esistono alcune situazioni, denominate "fattori di rischio" che sono state messe in correlazione, in modo diretto o indiretto, con un maggiore rischio di sviluppare lesioni pretumorali o tumorali. Tra queste ci sono un inizio precoce dell’attività sessuale, l’aver avuto numerosi partner sessuali, la giovane età della prima gravidanza, un elevato numero di parti, l’aver avuto infezioni virali locali, l’immunosoppressione (trapianto di organi, dialisi, chemioterapia e/o radioterapia, infezioni da HIV), il fumo di sigarette.
Per effettuare questo esame vengono raccolte delle cellule che normalmente si staccano dalle pareti dell’apparato genitale femminile; queste cellule vengono colorate e osservate al microscopio. Le cellule tumorali eventualmente presenti si staccano anch’esse insieme alle cellule normali, a volte anche in quantità superiore, e possono perciò essere individuate al microscopio. Il Pap test si effettua con le stesse modalità di una visita ginecologica, durante la quale si sfrutta lo speculum, uno speciale strumento che dilata leggermente l’apertura vaginale e permette di vedere il collo dell’utero. Si preleva una piccola quantità di secrezioni dal collo dell’utero che vengono poi "strisciate" su un apposito vetrino. I prelievi vengono fatti sulla parte esterna del collo dell’utero con una spatolina (detta spatola di Ayre), mentre per il prelievo interno al collo dell’utero si usa uno spazzolino (il cosiddetto cyto-brush).
L’esame dura in tutto cinque minuti e non è doloroso, ma possono procurare una certa sensazione di fastidio il posizionamento dello speculum oppure l’introduzione della spatolina o lo spazzolino. Dopo l’esame si possono riprendere tranquillamente le normali attività quotidiane; a volte si possono verificare dei leggeri sanguinamenti, che sono comunque del tutto normali e non devono preoccupare.
All’esame ci si può tranquillamente recare da sole perché non occorre nessun tipo di assistenza né durante l’esecuzione né al termine. Terminata l’indagine si può tornare a casa, anche guidando e si può riprendere subito la propria vita normale, senza nessun tipo di limitazione, anche in termini di igiene e attività sessuale.
Oggi è anche possibile effettuare il Pap test in fase liquida (anche noto come Thin Prep). È un'evoluzione del Pap test tradizionale che offre maggiore precisione e affidabilità. A differenza del metodo classico in cui le cellule vengono strisciate su un vetrino, nel Pap test liquido il materiale prelevato viene inserito in una soluzione conservante in un liquido speciale che lo "pulisce" dai contaminanti. Questo permette di ottenere vetrini di qualità superiore, più rappresentativi e meno soggetti a errori di interpretazione. Sul campione, si effettua l’esame citologico in laboratorio, esaminandolo con appositi metodi di colorazione e un approfondito esame computerizzato per tale motivo i risultati non sono immediati, infatti devono passare alcuni giorni.
Dalla ricerca scientifica stanno emergendo metodi di intelligenza artificiale per migliorare l’interpretazione dei risultati del Pap test e del test HPV e aumentare l’affidabilità dei risultati dello screening del tumore cervicale. Sarà così possibile migliorare la precisione diagnostica, anche grazie a tecnologie con cui identificare biomarcatori molecolari associati al rischio di progressione delle lesioni cervicali, permettendo approcci più precisi e mirati.
Quando il Pap test indica la presenza di lesioni dubbie o pre-tumorali, normalmente viene effettuata la colposcopia, con cui si osserva direttamente la zona sospetta ingrandita e, tramite apposite pinze, si possono effettuare prelievi di tessuto mirati su cui eseguire esami più approfonditi.
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